30 LAREPUBBLICA
CRONACA
MARTED112 OTTOBRE 2004
LACURIOSITA
Presentato dai ricercatori della Sapienza il prototipo di un veicolo a idrogeno che puo trasformarsi in taxi collettivo, scuolabus o forgone merci
D motore che non inquina e non si ferma mai
Un'auto a idrogeno destinata ai vigili del fuoco
ROMA — Un veicolo che non dorme
mai e che non inquina mai: una strut-
tura basata su un motore all'idrogeno
su cui vengono montati abitacoli di-
versi in modo da trasformarlo di volta
in volta in scuolabus, camioncino
merci, taxi collettivo, furgone della
nettezza urbana. E l'ultima invenzio-
ne presentata alia terza edizione di H2
Roma, I'appuntamento organizzato
dal Cirps (il centro ricerca dell'univer-
sita Sapienza di Roma), dall'Enea e dal
Cnr.
La presenza di tutte le grandi case
automobilistiche, chehanno schiera-
to davanti al portone d'ingresso del
Cnr una lunga fila di diverse macchine
all'idrogeno, ha dato la misura di un
impegno in continua crescita anche
se attorno alia data in cui sara disponi-
bile la prima auto ad idrogeno a prez-
zi competitivi continua l'estenuante
balletto di cifre: si va dal 2010 al 2030.
In realta il problema principale or-
mai non riguarda tanto l'automobile
quanto il sistema di produzione e di-
stribuzione dell'idrogeno: lo si conserved alio stato gassoso o liquido? E
lo si ricavera dagli idrocarburi o dal-
l'acqua utilizzando fonti rinnovabili
per la trasformazione?
Questi interrogativi non sciolti pe-
sano sul futuro dell'automobile pulita
e dell'intero sistema energetico, an-
cora bloccato sul consumo di petrolio
che si sta configurando come una di-
pendenza sempre piii rischiosa.
Se il settore automobilistico partis-
se potrebbe trainare una volata che
coinvolgerebbe molti comparti indu-
striali: da quello domestico alle cen-
trali. L'idrogeno infatti potrebbe di-
ventare un vettore energetico molto
flessibile, in grado di abbattere l'in-
quinamento urbano e di costituire un
serbatoio ideale per le energie rinnovabili (sole, vento, biomasse, mini-
idro).
In America ha trovatofamaericchezza. "Da voilaricercaepocosostenutaesoffocatadallaburocrazia"
Oma^odell'Italiaal64padrewdeiGsm
iMureaadhnormalmateniatico Viterbi,fiiggito in Usaperleleggirazziali
CLAUDIA DI GIORGIO
ROMA — Negli Usa e una cele-
brita, in Italia invece il suo non e
un nome famoso al grande pub-
blico. Eppure, sono pochi gli ita-
liani che non debbano qualcosa a
questo illustre sconosciuto. Sen-
za Andrea Viterbi, infatti, itelefo-
nini digitali non esisterebbero.
Nel 1966, poco piii che tren-
tenne, ideo l'Algoritmo Viterbi, la
formula matematica per l'elimi-
nazione dell'interferenza di se-
gnale grazie a cui funzionano tut-
ti i cellulari GSM del mondo. Negli anni 90, come fondatore e pre-
sidente della Qualcomm, propose la tecnologia CDMA, la base
degli UMTS, i telefonini di terza
generazione. Viterbi ha studiato
con Bruno Rossi, ha collaborato
con Von Braun ed e stato consi-
gliere di Clinton. Diventato mul-
timilionario, ha distribuito gene-
rose donazioni a centri di ricerca
e universita: dal marzo scorso, la
Consigliere di Clinton.
Suo l'algoritmo che
elimina le interferenze
nellatrasmissione
LASCHEDA
scuola di ingegneria dell'University of Southern California porta
il suo nome. Ma la storia di Andrea Viterbi comincia molto prima: a Bergamo, dove e nato nel
1935 e da cui e stato costretto ad
andarsene a soli quattro anni a
causa delle leggi razziali, trasfe-
rendosi negli Stati Unit i.
In questi giorni, lo scienziato e
in Italia perche' venerdi 15 otto-
bre, a Roma, in occasione del
quindicesimo anniversario della
fondazione del Dipartimento di
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L'ALGORITMO
L'algoritmo Viterbi e una
formula matematica per
I'eliminazione
delle interferenze
di segnale
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GSM
L'algoritmo e usato
in tutti gli standard
ditelefoniacellulare
digitaleenelle
trasmissioni via satellite
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UMTS
Negli anni 90, ha
proposto la tecnologia
CDMA, la base degli
UMTS, i telefonini
di terza generazione
II matematico
Andrea Viterbi.
Nato a
Bergamo, vive
negli Usa
Informatica dell'universita La
Sapienza, sara insignito della
laurea honoris causa in informatica e partecipera a una tavola ro-
tonda dedicata al futuro della di-
sciplina che ha contribuito a fon-
dare. Ma lui non amaessere definite) ilpadredellecomunicazioni
digitali: «I1 successo ha molti pa
dri, e il fallimento e orfano» spie-
ga ridendo. «Diciamo che mi oc-
cupo di queste cose da molto
tempo». Modestia a parte, quan-
do formula il suo famoso algorit-
mo non aveva di certo in mente i
cellulari; il suo settore era molto
teorico. «Con il tempo, pero,
quello che era matematica teori-
ca oggi e dentro tutti i telefonini
del mondo. II mio algoritmo —
racconta Viterbi — e stato appli-
cato quasi subito al Jet Propulsion Laboratory della Nasa: si
pub dire che i cellulari sono una
ricaduta della ricerca spaziale.
Ma e naturale: satelliti e comuni-
cazioni sono in simbiosi». La ci-
fra del successo di Viterbi e pro-
prio la grande capacita di mette-
re assieme risultati scientifici di
altissimo livello e la loro applica-
zione concreta, in una camera di
scienziato-imprenditore tipica-
mente americana, che non ha
equivalenti in Italia, e ricorda, ca-
somai, quella del premio Nobel
Riccardo Giacconi.
Viterbi, comunque, non ha di-
menticato il suo paese di origine.
«Ho molti rapporti con la comu-
nita scientifica italiana, e sono
molto legato all'Italia in genera-
le». Malgrado le leggi razziali?
«Mio padre e stato un patriotaper
tutta la vita, era ufBciale medico
nella Prima Guerra Mondiale,
quindi sono cresciuto con l'ama-
rezza dei miei genitori. Ma c'e
sempre stato amore per l'ltalia,
per la sua cultura e in gran parte
anche per la sua gente. Io ho avu-
to l'onore e il piacere di conosce-
re piuttosto bene Primo Levi, la
sua vedova e mia prima cugina».
E la sua opinione della situazione
della ricerca in Italia? «Relativa-
mente al resto d'Europa credo
che l'industria italiana delle tele-
comunicazioni abbia perso terrene Gli studiosi sono molto
bravi ma la ricerca non e abba-
stanza sostenuta e c'e troppa bu-
rocrazia».